Il coniglio di Sam Gamgee
Questo non è il discorso di qualche rivoluzionario, anzi esce dalla penna di uno scrittore all’antica. Lo avrete già letto e magari non ci avrete fatto caso prima, perché vi saranno sembrate cose scontate. Non so cosa ci sia di profondamente diverso tra un coniglio e una banconota, ma vi assicuro che se faceste ad un esattore delle tasse questo discorso a proposito di una (o tante) banconote, voi passereste dei guai:
____«Uno stufato di coniglio!», strillò Gollum angosciato. «Sciupare bella carne che Sméagol ha conservato per voi, povero Sméagol affamato! Perché? Perché, stupido Hobbit? Sono giovani, sono teneri, sono buoni. Mangiali, mangiali!». Diede un’unghiata al coniglio più vicino, già spellato e pronto accanto al fuoco.
____«Via, via!», disse Sam. «Ognuno a modo suo. Il nostro pane ti strozza e il coniglio crudo strozza me. Se mi dai un coniglio, il coniglio è mio, capisci, e lo posso cucinare, se ne ho voglia. E ne ho. Inutile che tu rimanga a guardare. Va’ a cacciarne un altro e mangialo come ti pare…, in un posto appartato e fuori di vista. Così tu non vedrai il fuoco, e io non vedrò te, e saremo tutti e due più contenti. Farò in modo che il fuoco non fumi, se la cosa ti conforta.»
J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, Rusconi, 1977



28 Novembre 2008 alle 10:28 |
Ognuno a modo suo. Il nostro pane ti strozza e il coniglio crudo strozza me. Se mi dai un coniglio, il coniglio è mio, capisci, e lo posso cucinare, se ne ho voglia.
si, interessante e libertaria